Bruciachiotti Dasuke

Bruciachiotti Dasuke di professione venditore abusivo di figurine della Cedrata Tassoni, è diventato campione mondiale di lancio di Tofu con la fionda grazie ad un’accurata e minuziosa preparazione che ha effettuato sull’isola di Tofush durante tutto il periodo estivo.

E quella che sto per raccontarvi è la giornata tipo del Bruciachiotti durante il periodo giugno/agosto [Che è il periodo migliore per la coltivazione del Tofu]:

Ore 6.48: Suona la sveglia che altro non è che il canto strozzato del Gallotofu, molto somigliante al rantolo del gatto persiano quando è in calore.

Ore 6.58: Dopo una veloce doccia a cui segue una sommaria pulizia dei denti, Bruciachiotti inizia la giornata con l’esecuzione di 38 flessioni e 14 squat.

Ore 7.44: Nella sala da colazione dell’ex caserma (Abbandonata) dei vigili del fuoco viene servita la suddetta colazione, tutta rigorosamente a base di Tofu, tra cui spicca il Caffè Tofu una tremenda e nauseabonda miscela che il Bruciachiotti beve molto ma molto controvoglia.

Ore 8.28: Inizia la preparazione, fase uno {Che tra l’altro è anche l’unica fase}, correre in lungo e in largo nella foresta cercando di evitare uno stormo incazzato di Pterodattili che lanciano dal cielo palle di Tofu affumicato.

Ore 9.56: Pausa pipì.

Ore 10.15: Ripresa degli allenamenti con la scalata a piedi nudi del Monte Tofush, pendenza media del 88% con la punta massima al 96% praticamente una mission impossible ma Bruciachiotti ha il fuoco sacro dentro e riesce ad arrivare in cima al Monte e da lassù gridare a squarciagola: “Tofushhhhhhhhhh“.

Ore 12.30: Nella sala da pranzo della catapecchia in cui soggiorna il Bruciachiotti viene servito il pranzo dalla Chef Serena, antipasto di Tofu, il mitico Tofu in carpione (autentica prelibatezza da leccarsi i baffi, nonchè piatto ufficiale dell’isola) e per finire un dolce Tiramisù al tofu che sarebbe meglio evitare ma il Bruciachiotti ha lo stomaco rivestito in ghisa quindi per lui è una passeggiata.

Ore 13.45: Pennichella della durata di 3 ore.

Ore 16.45: Lezione teorica sull’uso corretto della fionda e di come la fionda nel corso dei secoli si è evoluta da semplice fionda da gioco a strumento di distruzione di massa.

Ore 17.30: Bruciachiotti esegue l’ultimo esercizio di giornata, una rilassante nuotata nella piscina a cielo aperto (Il tetto è crollato sotto il peso di due Pterodattili in calore) situata al centro esatto dell’isola, il Bruciachiotti deve farsi 3 vasche nello Stile Tofush Misto. [In pratica si nuota come meglio si crede]

Ore 18.00: La preparazione è giunta al suo termine ma prima di ritirarsi nella sua catapecchia, Bruciachiotti esegue il rituale del saluto alla statua del Re Tofu che consiste nello sdraiarsi per terra e rotolarsi per 30 minuti in un putrido fango di Tofu.

Ore 18.30: Viene servita la cena nella sala da cena della catapecchia ove dimora il Bruciachiotti, un’unica portata a base di minestrone di tofu e verdure, niente dolce che viene sostituito con una tisana al tè verde (tranquilli per fortuna non è stato ancora inventato un tè al tofu).

Ore 19.45: Nella sala del cinema adiacente alla sua catapecchia, viene proiettato il documentario “La Fionda dal paleolitico ai giorni nostri”, successivamente segue il cortometraggio “Il Tofu siccome non sa di nulla si abbina bene con tutto (o quasi)”.

Ore 21: Finalmente è giunta l’ora del riposo, Bruciachiotti si ritira nella sua stanza da sonno e si lascia abbracciare dalle rassicuranti braccia di Morfeo, pronto a sognare del giorno in cui con la sua fionda diventerà campione mondiale di lancio del Tofu.

Questo è il racconto della giornata tipo del Bruciachiotti Dasuke, un uomo che ha creduto fino in fondo al suo sogno tanto che alla fine è diventato realtà!

1 Maggio 1994

È da qualche giorno che vorrei scrivere un articolo prendendo spunto da una foto, ma ogni volta che la guardo semplicemente non riesco a trovare le parole giuste da incastrare una dietro all’altra, sono i ricordi che mi tornano alla memoria che mi bloccano o peggio ancora mi lasciano muto.

Direi di iniziare pubblicando la foto poi chissà che qualcosa venga alla luce… Già la luce…

La luce è il sentiero che hai imboccato quel giorno funesto in quella curva… È come se tu avessi visto un bagliore o forse una scintilla ed hai deciso di seguirla.

Perchè devi sapere che lo sento che è andata così, ed ogni volta che chiudo gli occhi io ti vedo che fai quella curva e prosegui sul circuito di Imola e te ne vai indisturbato senza che nessuno dei tuoi avversari riesca a raggiungerti.

E ti vedo mentre tagli il traguardo vittorioso e poi sul gradino più alto del podio rilassato e disteso ad assaporare quel momento.

Io ti vedo e sono in mezzo a migliaia di tifosi che come me sono lì a rendere omaggio al campione e all’uomo, che ancora una volta ha dimostrato di essere il migliore.

È così che è andata vero? Ci hai fregati tutti quanti, noi qui a piangere la tua scomparsa, tu invece stai ancora correndo e stai vincendo da qualche altra parte, forse nell’Olimpo dei grandi campioni che poi è il luogo perfetto per il fenomeno che tu sei stato, anzi scusami… Per il fenomeno che tu sei!

Sai che faccio? Ora chiudo gli occhi perchè voglio vedere una delle tue magie.”

Ecco forse queste sono le parole che avrei voluto dire, boh non lo so può darsi, sicuramente sono le parole di uno che era ed è tuttora un tuo grande fan, e che quel giorno era lì ed ha visto con i suoi occhi la tua vita spezzarsi per sempre, ed anche ora che scrivo una stretta al cuore e un moto d’emozione mi assale in maniera perentoria.

C’è solo un’ultima parola che voglio dirti e poi prometto che la finisco qui:

“Grazie”

Uomo

È questo silenzio che ho dentro che mi permette di avere una comprensione di questa realtà il cui reale valore mi sfugge da sempre… È questo tacere di parole che altrimenti sarebbero solo un mero esercizio di frasi vuote che escono dalla mia bocca e si disperdono nell’etere senza lasciare traccia… È questo osservare al di là del mio campo e prendere coscienza che:

“È tutto sbagliato là fuori, niente è come dovrebbe essere, nulla è ciò che sembra… E nel mezzo l’Uomo non ha ancora deciso cosa fare, come agire… È molto lontano dal concetto di “Avere la giusta prospettiva della realtà che lo circonda”… E così mentre l’indecisione prolifera su tutti i sub strati di tutti i livelli di questo mondo, chi vive nell’ombra e all’ombra dell’Uomo, trama la sua tela con una tranquillità che gli viene data dal dolce fare nulla dell’Umanità intera…

È così che si svolge il tutto da centinaia forse migliaia di anni, è così che nel silenzio assordante dell’Uomo che resta fermo e si fa beatamente manovrare, che l’ombra muove come un il migliore dei burattinai i fili di questa realtà.”

Valdoroberto

Valdoroberto camminava tutto assorto nei suoi pensieri in particolare c’era un pensiero che lo stava mandando ai pazzi, infatti un Tarlo si era insinuato nella sua mente ma non c’era verso di riuscire a trovarlo, ne aveva provati a centinaia di versi per fare uscire dal suo nascondiglio il Tarlo latitante, ma ovviamente lui si era nascosto molto molto bene.

Arrivato così nei pressi di un cipresso si accorse della presenza di uno strano individuo seduto per terra ai piedi dell’albero, aveva le gambe incrociate nella posizione del loto vestito con una tunica rossa ed in testa portava un poncho, Valdoroberto incuriosito si avvicinò allo strano individuo e con molto tatto si rivolse a lui con la seguente frase:

“Salve tipo con il poncho che suppongo stia meditando, mi chiamo Valdoroberto Röesti e sono un po’ turbato da un tarlo che non riesco a trovare non è che lei mi può essere d’aiuto?”

Passarono diversi secondi prima che il poncho lo degnasse di attenzione e quando lo fece rispose in maniera piccata:

“No! Ma ti sembra uno che sa dove si è cacciato il tarlo? Smamma bello che non è aria, ho mangiato fagioli piccanti a pranzo e l’aria qui si sta facendo pesante pesante!

Pussa via che non è aria ahahahah!”

Valdoroberto incassò il colpo, ma poi come quel gran signore che era fece spallucce e proseguì il suo cammino senza salutare il poncho scortese.

Un’ora più tardi arrivò alla foce di un lago e decise che si sarebbe fermato lì per un po’ perché a lui piace assai tutto quello che ha a che fare con l’acqua.

Passarono i minuti e le ore ma del Tarlo latitante nessuna traccia, ma proprio quando stava per alzare bandiera bianca ecco che dal nulla sbucò fuori uno gnomo che si avvicinò a Valdoroberto e con molta discrezione disse:

“Oh bene vedo che sei la persona che stavo cercando, il mio nome è Ginuccio Scaldapietra e tu sei esattamente nel posto prestabilito all’ora convenuta, nel luogo esatto dove ero certo di trovarti e per essere pignoli la postura del tuo corpo è la perfetta raffigurazione dei tuoi turbamenti.

So che stai cercando qualcosa e che sono giorni che ti stai scervellando per trovare quel qualcosa.

Bene caro Valdoroberto Röesti, sono qui per comunicarti che il Tarlo latitante resterà latitante! Infatti il furbastro ha fatto un patto di segretezza assoluta di livello 148 su 150 con il mio capo dell’ufficio “Tarli e Mazzi dei paesi miei” e quindi in parole povere ti ha fregato! Fottuto!!

Mi piange il cuore comunicarti questa notizie ma ahimè non sei stato abbastanza sveglio e veloce e lui ne ha approfittato e ha fatto scacco matto. E pensare che… Mannaggia mi spiace ma qui mi devo fermare altrimenti rischio di dire qualcosa che non dovrebbe uscire dalla mia bocca!

Ecco credo di averti detto tutto, ora scusami ma devo andare che mi aspetta un altro cliente a cui è scappato il Tarlo.

Ti saluto e mi raccomando non prenderla a male è la vita!”

Valdoroberto che era rimasto in silenzio tutto il tempo senza proferire parola ora che il “simpatico” gnomo se ne era andato si mise a piangere a dirotto come non gli accadeva da una vita. E mentre piangeva una strana sensazione come se quel Tarlo lo avesse avuto davanti a lui ma non era riuscito a riconoscerlo. In quell’istante finalmente capì! Non solo lo aveva avuto davanti a lui ma ci aveva anche parlato con il Tarlo era il tipo con il poncho! Quello che se ne stava a meditare sotto al cipresso! E certo stava meditando come fregarlo!

Valdoroberto si alzò di scatto e corse più veloce di Usain Bolt, ma quando arrivò ai piedi del cipresso del Tarlo nessuna traccia, però il poncho era lì a terra e notò che dentro c’era un biglietto piegato in due.

Lo aprì e lesse ad alta voce il suo contenuto:

“Cucù sono il Tarlo! Riprova forse sarai più fortunato o forse no… Ahahahah!

Valdoroberto piegò il biglietto e lo buttò nel cestino della spazzatura vicino al cipresso, poi prese il poncho e se lo mise in testa per ricordarsi che questa volta l’aveva spuntata il Tarlo, ma la sfida era ancora tutta aperta e lui era intenzionato a fargliela pagare cara a quel fetente!

La prossima volta avrebbe vinto lui! E questa non era una promessa, era una certezza!

Equilibrio

È qui che sento la melodia dell’equilibrio, è qui che percepisco un’energia sana e sincera, è qui che trovo e riconosco la mia solitudine, è qui in questa sala dai muri colore crema e dal pavimento in marmo con delle sedie che lasciano un po’ a desiderare, che mescolato con uomini e donne (e un meraviglioso esemplare di cane) sento l’inevitabile richiamo di un qualcosa che ho sempre evitato con grande maestria fino ad ora. Quella maestria che sento essere mia e che fuoriesce dalle parole schiette e calibrate di un essere umano in pieno controllo del suo campo.

È successo qualche giorno fa tra chiacchere, bevute e risate di un gruppo di amici che già si conoscevano e di cui io ero un perfetto estraneo. È successo di realizzare che era l’ora del “darmi una svegliata” e iniziare a lavorare senza più esitare.

Quindi mi sono centrato all’interno del mio campo e poi ho preso la scala che conduce al mio “luogo perfetto” ed una volta arrivato ho incontrato il custode che mi ha consegnato nelle mie mani la chiave che schiude tutte le possibilità e le tramuta in realtà. Lì ho abbandonato tutte le mie resistenze e le mie reticenze, lì ho preso coscienza del lavoro che c’è da fare, lì ho fatto “il” patto con me stesso di:

“Essere la mia solitudine e con la sua collaborazione portare a compimento il libro della mia esistenza”

Una volta riemerso da quello stato di sospensione e tornato nel qui e ora della stanza circondato dalle persone di cui parlavo all’inizio dell’articolo mi sono detto che:

“Adesso arriva la parte più impegnativa mettere in pratica e realizzare tutto il lavoro che c’è da fare, speriamo di essere finalmente pronto al compito che mi aspetta”

Lieto fine

Ho conosciuto persone che nel corso degli anni si sono letteralmente volatilizzate, gente con cui sembrava esserci un legame forte e sincero ma che invece così non era.

“Oh vedrai che tra qualche anno rimarranno solo le vere amicizie, quelle con cui camminare insieme per tutta la vita.”

Questa frase è uscita dalla bocca di un amico che ora è diventato un perfetto sconosciuto, ovviamente quando ha pronunciato questa frase lui ci credeva veramente, ma poi nel tempo la nostra amicizia è andata scemando ed ora sono contento che non faccia più parte della mia vita. E come lui tanti altri lo hanno seguito uomini e donne che in questo istante sono volti oramai sfocati e ricordi che ho lasciato andare via senza troppa fatica e senza resistenza alcuna.

Sono rimasti in pochi degli “storici amici” li conti sulle dita di una mano… E credo che prima o poi anche con qualcuno di loro… Beh dai avete capito.

Ma cosa è successo esattamente? Ovviamente posso parlare per me stesso e non per loro quando dico che nel corso della mia esistenza sono andato incontro ad una trasformazione che mi ha dato la possibilità di riscoprire chi sono. Oggi quando mi guardo allo specchio sorrido e mi piace quello che vedo, sono in pace con me stesso perché ho RICORDATO la mia vera natura.

E questa è la conquista più bella che un uomo possa desiderare ed è così intensamente gratificante che spero anzi, auguro a tutte le persone del mio passato che hanno preso strade diverse dalla mia, di assaporare e godere dell’immenso piacere che si prova ad essere in totale armonia con se stessi!

Perché sono schietto e onesto quando dico che questo:

“È il lieto fine più bello che ci sia!”

Gorishanta

Gorishanta bianca signora delle grandi montagne, usurpata del tuo nome regale a favore di un nome che era il marchio indelebile dell’arroganza dei conquistatori dell’epoca.

Ma tu che sei fiera e regale in tutta la tua maestosità, tu che hai visto il mondo crearsi davanti ai tuoi occhi ricordi al mondo degli umani che:

“Potranno anche averti portato via il tuo nome, ma tu sai molto bene che tutte le persone che ti rispettano conoscono la verità al di là di ogni dubbio.”

Gori= bianca signora, in sanscrito
Shan = montagna
To/a = grande, in cinese.

Tutto attaccato è! (Cit. Yoda)

Nuovo domino nuovo blog, o meglio è sempre lo stesso blog di prima con “io me” (È cosi che mi piace chiamarmi nel silenzio della mia mente) sempre sul ponte di comando, solo che ho deciso di personalizzare il tutto all’ennesima potenza, e cosi di comune accordo con i miei due neuroni (Destro & Sinistro)… Voilà l’originalissimo nuovo nome! Bello vero? Si? No? Boh?… A noi tre squinternati piace un sacco e quindi niente, ci piace!

Ma cosa succederà di nuovo? Boh non lo so (E te pareva!) All’inizio sarà come andare in autostrada in una notte di luna piena ma con la nebbia che non si taglia nemmeno con una scimitarra, ma poi sono sicuro che troverò la via, lo sempre trovata… Di certo non mi manca la caparbietà o l’ostinazione delle idee perdute che (al momento) non riesco più a trovare.

In più mi hanno regalato una bussola che è una figata pazzesca e che mi indicherà sempre la giusta rotta, e no non è rotta, funziona da dio (Ciao Manitou!)

Insomma ci sarà da ridere e da piangere e tante altre cosine interessanti, compresa una collaborazione con un mio caro amico che mi ha nominato curatore e scrittore delle sue memorie di vita vissuta che riguardano lui e il suo strampalato mondo, vi dico solo che ha a che fare con delle bretelle e molto altro ancora.

In conclusione questo è il tentativo finale di vedere se ho la costanza, la pazienza e soprattutto il tempo di gestire un sito/blog tutto mio, ce la farò non ce la farò? Boh…

Io intanto vi do il bentornato/benvenuto a bordo e poi vediamo come va!